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  • Francesca Flammini, Coordinatrice struttura e psicologa

RICETTA MLEWI


· Semola

· Sale q.b.

· Acqua q.b.

· olio d’oliva


Profumo di pane Oggi posso cucinare il pane arabo, mio figlio lo adorava quando eravamo a casa, me lo chiedeva sempre. Anche il padre me lo chiedeva sempre, in realtà non è che proprio me lo chiedeva, quando beveva tanto poi gli veniva fame e quello era perfetto per saziarlo, veloce da fare e buono. Mia suocera però diceva sempre che non era buono come quello che faceva lei. Niente era buono come quello che faceva lei. Oggi però tutti erano felici, tutti volevano vedere come si faceva il MIO pane arabo, volevano la ricetta, anche le operatrici che mi hanno fatto tantissimi complimenti volevano imparare da me. E ridevano quando dicevo “acqua quanto basta”, “un po' di semola”, volevano le dosi precise, ma io non le so, l’ho fatto talmente tante volte che mi rendo conto di quanta acqua serve da come l’impasto mi scivola tra le mani. Quella sensazione tanto familiare che qui mi rilassa, ma che a casa era uno sfogo, a casa impastavo con tutta la rabbia del mondo. Il profumo, i gesti, mi riportano a ricordi lontani e dolorosi, da cui sono scappata e ora voglio dare a tutto questo un nuovo ricordo e sostiuire quelli vecchi. Voglio andare avanti.


La direzione Anche le altre mamme che sono qui provano ad andare avanti, alcune ci riescono altre no, S. sente ancora il marito, le ha detto che è cambiato, che deve scappare da qui perché qui tolgono i figli alle madri e lei ci sta pensando. Dice che non ci dobbiamo fidare delle operatrici, che tanto ti osservano e scrivono, scrivono… Devi stare sempre attenta, essere sempre gentile e abbassare la testa, questo dicono tutte appena entri, che devi farti vedere sempre brava e buona, perché poi scrivono... cosa darei per leggere quello che scrivono. Ci tranquillizzano sempre che nei colloqui ci dicono cosa scrivono di noi, ma tu ti fideresti? Pare che le pagano per scrivere cose brutte così ci tolgono i figli, e poi dicono che ci aiutano.


Strade Forse era meglio a casa… ma già sono scappata due volte dalle case famiglia per tornare a casa da lui, questa volta non voglio, non posso tornare indietro. Alcune sono simpatiche però, di operatrici. Qualcuna mi sta proprio antipatica, altre non le capisco: mi dicono che sono forte, che sto lottando per una vita migliore, ma poi mi riprendono se quando sono uscita da lavoro e sono tornata in ritardo non ho chiamato per avvisare; dice che mio figlio ci è rimasto male, che ha fatto i capricci, ma che sarà mai? Che esagerazione! Mica stavo a divertirmi. Ha cenato con loro non era solo. Anche un’altra volta sono tornata tardi, avevo visto lui, non potevo dirgli di no, ma a loro avevo detto che ero a lavoro. Poi non le potevo chiamare ero in macchina con lui, avrebbero capito che non ero sul treno come avevo detto. Ma che sarà mai? Dicono che non è che ci credono tanto che stavo a lavoro, mi sa che hanno visto il segno sul collo che mi ha lasciato, devo stare più attenta. Vedono tutto quelle. Ma tu ti fideresti?


Loro e io A volte mi spiazzano, sembra quasi che ti leggono nella testa, ma non possono capire davvero, che ne sanno loro di che vuol dire, solo chi ci è passata può capire, per loro è lavoro, per noi è la nostra vita, forse non gli importa davvero. Ma tu ti fideresti? Però poi quando ci parli, nei colloqui, una voce dentro di me dice di fidarmi. Alla fine ci ho pensato bene, in effetti poteva esserci rimasto male mio figlio, non lo avevo avvisato che non lo avrei ripreso da scuola, che dopo il pisolino non mi avrebbe trovata, che a cena avrebbe mangiato con le operatrici, hanno detto che aveva paura che io non sarei tornata. Ma davvero ha pensato che non sarei tornata? Perché? Non me ne andrei mai da lui. E allora ho pensato, ho pianto, mi sono sentita una pessima madre, ma poi mi hanno detto che non ero un pessima madre, ma che dovevo imparare a non vivere più nell’emergenza. Perché quando vivi sempre in allerta ti perdi tanto, ti perdi tutto, non puoi pensare ad altro se non a guardarti le spalle e ti perdi tutte quelle sfumature, che io non ho mai visto. Mio figlio sta bene, è in salute, è vestito bene, ma forse non basta. Non basta più, mi dicono che posso dargli di più e che sono capace di farlo, devo solo allenarmi. Non le capisco sempre, parlano un po' strano su queste cose, non capisco bene cosa devo fare, ma inizio a sentire che devo farlo quel pezzetto in più.


Costruire Perché poi l’altro giorno ci ho provato a fare come dicevano loro. La sera gli ho spiegato che il giorno dopo mamma usciva, andava a lavoro, che tornava tardi però e che non sarei andata a prenderlo a scuola, ma ci sarebbero andate le operatrici e sarei tornata prima di cena. Mi hanno detto anche che se non torno in orario oltre a chiamare per avvisare loro, poi potrei parlare con il bambino e chiedergli come va e dirgli che purtroppo devo tornare un pochino più tardi. Io non pensavo di dover informare di tutto lui, è solo un bambino, però è stato più sereno, non si è nemmeno fatto la pipì sotto e quando sono tornata mi è corso incontro, mi ha abbracciata e mi ha raccontato tutte le cose che ha fatto. Le altre volte aspettava che mi avvicinavo io, mi abbracciava in silenzio e non voleva parlare. Quella vocina che mi dice che forse posso fidarmi, che alla fine vogliono solo che lui stia meglio e che sia sereno si fa sentire di più, che io posso farcela da sola, che non ho bisogno di un uomo che gestisca la mia vita, perché posso farlo da sola, con mio figlio. Ma tu ti fideresti?


Strutture che sanno di casa Domani M. se ne va, sta qui da un anno e mezzo, lei dice che poi non sono così male loro. Sì rompono, ti dicono sempre che puoi fare di più, ma alla fine lo fanno per te. Ma tu ti fideresti? Poi la vedi uscire dal cancello, salutare tutti, le operatrici la abbracciano, piangono con lei di gioia, salutano i suoi tre figli, sussurrandogli cose all’orecchio, devono aver detto qualcosa di divertente perché esce un sorriso sotto le sciarpe e i cappotti e gli occhi nascondono uno sguardo furbetto. Se ne vanno, un po' tristi un po' felici. Ma tu ti fideresti? Io non lo so se riuscirò a fidarmi del tutto, ma oggi mangiamo il mio pane arabo, festeggiamo e stiamo bene, e un po' mi sento a casa.

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