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  • Miriam Politi, AEC - Educatrice

Scegliere di diventare “Assistente scolastica”

Cosa si cela dietro al portone?

Diversi anni fa la mia scelta di un cambiamento a livello professionale. Curiosa di scrutare cosa si sarebbe mostrato a me, aprendo “quel famoso portone” del detto popolare, e desiderosa di mettermi in gioco in un nuovo contesto lavorativo attraverso cui affinare la mia veste di educatrice professionale.

E così, sogni e curriculum in tasca, si è profilato, in breve tempo (neoassunta da Girotondo) il mio ruolo di Aec a cui, francamente, preferisco l’espressione Assistente scolastica. Da subito titolare su alcuni utenti, scolari in diversi Istituti comprensivi dei Castelli Romani, ho avuto il piacere (grazie anche all’intervento di un destino benevolo) di entrare a far parte del team dell’allora I D, del plesso Carlo Collodi, dell’Istituto comprensivo Albano di Albano Laziale. Lì ho potuto vivere l’esperienza di un intero ciclo, salutando proprio lo scorso anno gli stessi alunni oramai prossimi alla I media.


Una storia di reciprocità

L’intero percorso quinquennale ha reso “tangibile” la reciprocità, enfatizzata nella relazione educativa, sia tra me e l’allora più piccola S., sia tra me e le colleghe docenti. L’approccio a questa nuova responsabilità è avvenuto delineando obiettivi sui quali essere d’aiuto e maturare consapevolmente, a livello professionale e umano. Ho reso prassi educativa la condizione in cui la bambina si sentisse accettata, così da favorire la sua possibilità di affrontare la realtà esterna con maggiore sicurezza, il dialogo con cui stimolare la conoscenza attraverso l’utilizzo di procedure mentali quali l’attenzione, la memorizzazione, la comprensione, la riflessione, l’immaginazione.


Prendersi cura ed educare alle emozioni

Prendersi cura di un bambino avente delle difficoltà significa fornirgli una forma di amore sicuro, che gli insegni, tenendo conto delle sue potenzialità, a sentirsi forte, attiva del mondo intorno a sé. Ha il significato sottile dell’educare alle emozioni, senza sbloccare rabbia, tristezza, frustrazione, bensì il supporto al riconoscimento di ciò che sgradevolmente si prova, chiamandolo per nome; perché fondamentale per crescere è stare nell’emozione, senza esserne sopraffatto, tenendo a mente che ogni bambino apprende, inevitabilmente, anche attraverso il filtro dell’emotività e storia personale propria. È l’importanza di insegnare ad essere: nel rispetto autentico di se stesso, degli altri, nel sentirsi unico e speciale, nel confrontarsi, nell’impegnarsi a migliorare ciò che non va. Si educa con pensieri positivi, con la mente attenta alle esigenze del minore, con l’ascolto attivo delle parole…e dei silenzi.


Uno per tutti, tutti per uno!

Particolarmente rilevante, sempre, durante quello stesso periodo nella sezione D, è stato avere l’opportunità di trovare sulla mia strada, donne, insegnanti, con cui costruire, giorno dopo giorno, anno dopo anno, un lavoro di squadra caratterizzato dal rispetto reciproco, dall’impegno e contributo di ognun, dagli obiettivi condivisi. Riscoprire l’apprezzamento di essere e sentirsi membro di un gruppo di lavoro, quale spazio in cui esplorare e sperimentare con curiosità e dedizione, per far si che i risultati ottenuti abbiano un senso.

Il passaggio dalla dimensione formale a quella affettiva tra noi del personale educativo è stato pressoché rapido. Non sono venuti meno periodi maggiormente laboriosi e faticosi, ed è stato attraversandoli, tenendoci presenti a noi stesse e tra noi stesse, nella certezza di quel divenire epicureo secondo cui tutto scorre, che si è ceduto il passo, successivamente, solo a ciò che si è prefigurato come essenziale per ciascuna.


Ingredienti per una collaborazione proficua

Poter esprimere il proprio pensare, in modo creativo e talvolta fuori dagli schemi, incrementando la capacità di automotivarsi nella gestione costruttiva delle proprie emozioni: questi gli altrui elementi centrali per una proficua collaborazione vissuta da dentro, diventa dunque luogo d’incontro, di relazione, di crescita, per lo sviluppo di un essere che pensa e che senta.


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