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“Oltre la diagnosi: la mia storia con “Tarzan” e il potere della comunicazione.”

“Oltre la diagnosi: la mia storia con “Tarzan” e il potere della comunicazione.”

Chiara Calicchia

Chiara Calicchia

Cosa faccio…

Lavoro come assistente alla CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) all’interno delle scuole. Sono molti i ragazzi e le ragazze di cui vorrei parlare ma mi soffermerò su di lui che chiamerò Tarzan.

Quando lo scorso gennaio sono arrivata a scuola per iniziare il mio percorso come assistente alla CAA, la cosa che mi ha più colpita è che il ragazzo che avrei dovuto seguire mi è stato presentato esclusivamente attraverso i suoi limiti. 

“Stai attenta perché scappa!”

 “Fa’ attenzione, comanda lui.” 

Queste sono solo alcune delle raccomandazioni che mi sono state fatte, come se Tarzan fosse solo una sfida da contenere piuttosto che un individuo da comprendere: nessuno mi ha parlato di cosa gli piacesse fare, cosa amasse e cosa, invece, non tollerasse.

Tarzan ha una chioma di ricci lunghissima e un’energia travolgente. La sua diagnosi parla di spettro autistico e disprassia, condizioni che lui, con la furbizia tipica della sua età, usa spesso come scudo per fuggire e far disperare chiunque provi ad approcciarlo.

Il nostro primo incontro…

Al nostro primo incontro, fuori dai cancelli della scuola, ha provato subito a “fregarmi”: mi ha riso in faccia ed è scattato verso l’ingresso per farmi capire chi dettasse le regole. Anche sua madre era scettica; mi vedeva troppo giovane e la sua ansia era tangibile. Ma io sapevo che dietro quel comportamento oppositivo c’era un mondo che aspettava solo di essere ascoltato e io non vedevo l’ora di ascoltarlo.

Creare un rapporto di fiducia…

I primi giorni sono stati una vera sfida, Tarzan ha cercato per ore di sfuggirmi, ma io non l’ho mollato un secondo. L’ho tenuto vicino a me attraverso la presenza costante e i mille fogli colorati che avevo sparsi nel mio zaino. Con il passare dei giorni, quel ragazzo che scappava da tutti, ha smesso di scappare da me. 

Il segreto? Ho osservato e guardato oltre la certificazione, trovando un ragazzo estremamente vivace, ribelle come i suoi capelli (guai anche solo a spostarglieli dagli occhi), intelligente e molto consapevole. 

Nonostante Tarzan non abbia l’uso della parola, abbiamo comunque trovato un codice tutto nostro, grazie alla CAA che non si limita a essere un mero strumento tecnico fatto di tabelle e simboli, ma ha consentito la creazione di un legame comunicativo che ha rispetto delle sue risorse e dei suoi bisogni.

L’episodio della gita: quando i miei occhi sono diventati lucidi

C’è un momento che non dimenticherò mai ed è avvenuto in primavera, durante una gita. Avevo preparato insieme al professore tabelle comunicative, agenda visiva e tutto ciò che potesse aiutare Tarzan a stare tranquillo. Sull’autobus, seduta accanto a lui, l’ho visto agitarsi fino a quando non ha iniziato a dirmi varie frasi attraverso la LIS (Lingua dei Segni Italiana). 

Mi sono girata verso il professore e ho chiesto cosa significassero quelle frasi, perché vedevo il ragazzo agitarsi sempre di più, non ricevendo un mio riscontro. Il professore, specializzato in LIS mi ha detto una frase che mi ha spiazzata: “Guarda Chiara, quella frase nella LIS ufficiale non esiste”. 

In quell’esatto momento ho capito quanto stesse significando il lavoro svolto insieme e i miei occhi si sono inumiditi: Tarzan aveva unito la LIS e la CAA per comunicare con me! Non aveva utilizzato un linguaggio predefinito, anzi, lui lo aveva creato. 

Questo è il cuore pulsante dell’inclusione: non forzare nulla, rispettare i tempi dei ragazzi e restare loro accanto, un passo indietro, senza mai “sorpassarli”.

Obiettivi raggiunti, al di là del PEI...

Tarzan ha iniziato a partecipare attivamente alle lezioni, soprattutto di geometria e matematica. Quando vede i suoi successi tradotti in voti (voti autentici, reali, basati sul suo lavoro) e sente l’applauso sincero dei suoi compagni, si commuove. Si nasconde il viso tra le mani e poi cerca il mio sguardo, trovando nei miei occhi lucidi la risposta al perché faccio questo lavoro.

Spesso mi è stato chiesto perché io assecondi Tarzan con la richiesta di andare in bagno pur sapendo che la sua sia una scusa e trovo la risposta molto semplice: ha 11 anni. 

Chi non ha bisogno di fuggire da lezioni pesanti ogni tanto? Chi sono io per negargli il diritto di uscire dalla classe per stare due minuti in bagno e osservare fuori dalla finestra?

Il valore del mio lavoro…

Attualmente seguo altri 5 ragazzi e nessuno di loro ha la voce per dirmi “grazie” ma lo fanno in altri modi, con sorrisi e abbracci o attraverso quel linguaggio magico che, giorno dopo giorno, stiamo costruendo INSIEME. 

Fin da piccola sapevo di voler aiutare chi non ha voce per chiedere aiuto. Sono entrata in questo mondo in punta di piedi, capendo e confermando che la disabilità non è un limite dell’essere umano, ma un modo diverso e, spesso meraviglioso, di esserlo.

Come già detto, dobbiamo smetterla di metterci davanti a loro, dobbiamo restargli dietro, accanto e, mentre percorriamo la loro strada, dobbiamo aiutarli e supportarli a fare, non fare al loro posto.

Talvolta, a rischio di sembrare poco professionale, mi servo di cartoncini colorati anziché dei pittogrammi, mi capita di commuovermi, e di cantare canzoncine durante le attese. Talvolta, torno a casa e qualche lacrima mi scende: sono lacrime positive, lacrime piene di amore per loro e per il lavoro che svolgo. 

Come diceva Leonard Nimoy: “Sono lieto di vedere che siamo diversi. Che insieme si possa diventare più grandi della somma di entrambi.” 

Non so dove mi porterà la vita, quanti altri ragazzi incontrerò, né se riuscirò ad entrare in contatto con loro sempre, però, sono consapevole che mi sveglio ogni mattina felice del mio lavoro, mi sento ricca perché vedo brillare i loro sorrisi e, spesso, quelli delle loro famiglie.

Sono grata di avere la fortuna di svolgere il lavoro che ho sempre desiderato e sono grata alla cooperativa per avermi accolta, in particolar modo sono grata alla mia coordinatrice Francesca Baldassarri, la quale mi ascolta e mi sostiene.

Attualmente non seguo più Tarzan ma tutti i momenti passati insieme restano impressi nel mio cuore.

Soc. Coop. Soc. Girotondo Onlus

Dal 1999, facciamo la differenza promuovendo la solidarietà sociale con servizi di elevata qualità.

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