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“Strutture per minori: quando le fratrie vengono suddivise”

“Strutture per minori: quando le fratrie vengono suddivise”

Leonardo Leuti

Leonardo Leuti

Introduzione

Nel sistema di tutela dei minori, le strutture residenziali rappresentano un presidio fondamentale per l’accoglienza di bambini e di ragazzi che, per diverse ragioni, non possono continuare a vivere nella propria famiglia d’origine. All’interno di queste realtà educative si incontrano storie molto complesse, spesso segnate da trascuratezza, violenza e fragilità. 

Gestire il passaggio iniziale, quello del collocamento in casa-famiglia, rappresenta uno dei momenti più delicati del sistema.  E quando si parla di fratrie – un gruppo di fratelli e/o sorelle – la complessità aumenta in modo significativo. Vediamo perché.

Generalmente, quando un minore viene allontanato dalla propria famiglia subisce una rottura importante e, se a questa si aggiunge la separazione dalla propria fratria, il rischio di amplificare il senso di perdita, solitudine e disorientamento è dietro l’angolo! 

In questo passaggio è indispensabile che autorità giudiziaria, servizi sociali e strutture ospitanti collaborino fra loro. Risulta evidente che proteggere i minori da un contesto non adeguato e preservarne la dimensione affettiva e di relazione non è affatto semplice… specialmente in condizioni di estrema urgenza e con limitate risorse a disposizione. 

Sulla base di queste premesse, il primo obiettivo che solitamente ci si pone è quello di mantenere la fratria unita durante la fase di collocamento all’interno di una struttura residenziale. Questo perché Il legame fraterno rappresenta una risorsa affettiva estremamente importante: innesca infatti dinamiche di sostegno reciproco, supporto emotivo, alleanza e protezione. A maggior ragione, nei contesti familiari dettati da fragilità e dinamiche disfunzionali, questo legame assume una valenza ancor più centrale! 

Tuttavia… 

Ci sono situazioni in cui mantenere fratelli e/o sorelle insieme non è sempre possibile (né automaticamente) la scelta migliore. Ma per quale motivo? Il senso di appartenenza racchiuso all’interno del concetto di fratria richiama un sistema di relazioni, ruoli e vissuti condivisi che devono essere valutati attentamente nella costruzione dei progetti educativi individualizzati. Esistono alcune situazioni in cui la separazione diventa necessaria e più funzionale al percorso di crescita di ciascuno di loro. 

Differenze di età e bisogni educativi diversi

In primis, le differenze anagrafiche possono incidere significativamente sulla scelta di separare una fratria: ogni fase evolutiva è diversa dalle altre e necessita pertanto di risposte educative specifiche.

Per esempio, mentre un bambino in età prescolare richiede stabilità, routine e figure di accudimento costanti, un adolescente ha bisogno di spazi di autonomia e momenti di confronto. Quando c’è troppo divario anagrafico, diventa complesso dal punto di vista organizzativo mantenere fratelli e sorelle all’interno dello stesso contesto educativo. 

La separazione, in questi casi, avviene dunque in base a specifiche fasi di sviluppo e tenendo conto dell’individualità di ciascuno di loro. I progetti educativi cercano di analizzare singolarmente i bisogni di ciascun componente della fratria per poter mettere appunto un piano personalizzato. Ma non è sempre solo una questione di età…

Dinamiche relazionali disfunzionali

Come abbiamo precedentemente sottolineato, nelle famiglie caratterizzate da trascuratezza, violenza o grave instabilità, il legame fraterno non è solo una risorsa affettiva; a volte la complessità della situazione fa sì che si strutturino dinamiche estremamente disfunzionali.  

È il caso, ad esempio, dei processi di “parentificazione”. Il fratello maggiore può assumere spontaneamente un ruolo genitoriale nei confronti dei fratelli più piccoli. Sebbene possa inizialmente presentarsi come elemento protettivo, nel tempo rischia di compromettere lo sviluppo del minore che si carica di responsabilità eccessive, rinunciando ai propri bisogni evolutivi. 

Senza nessun intervento, queste dinamiche tendono a cristallizzarsi nel tempo e finiscono con l’influenzare profondamente l’identità e le relazioni future della fratria. Separare i fratelli in questi casi può interrompere tali dinamiche. Consente di “restituire” al minore il proprio ruolo, permettendogli di sperimentarsi come bambino o adolescente a seconda della sua fase di sviluppo e di costruire relazioni più equilibrate con gli adulti di riferimento.


Il rischio di alleanza contro l’intervento educativo

In altri casi, si possono osservare dinamiche di controllo e/o manipolazione o aggressività tra fratelli. Un minore può esercitare un potere disfunzionale sull’altro e la messa in atto di comportamenti oppositivi possono influenzare negativamente il più piccolo. 

Nella mia recente esperienza ho avuto modo di osservare direttamente tale dinamica. Due sorelle, con età e bisogni differenti, sono state inserite nella medesima struttura d’accoglienza e hanno sviluppato un’alleanza negativa nei confronti degli operatori di riferimento. Questo accade quando il legame è chiuso e autoreferenziale. 

Va da sé che tutto l’ambiente circostante – incluso il tentativo di aiuto – viene percepito come potenzialmente minaccioso. L’influenza negativa, il sostenersi reciprocamente nel rifiuto delle regole, il sabotaggio del percorso educativo o la fuga dalla relazione con gli adulti rendono estremamente complesso il lavoro educativo. 

La presenza reciproca diventa dunque un rinforzo di comportamenti disfunzionali e la separazione diventa una distanza funzionale utile a permettere a ciascun minore di crescere in modo più sano. In sintesi, separare la fratria consente di interrompere questi schemi e consegna agli educatori la possibilità di costruire un rapporto individuale più solido con ciascun minore, favorendo una maggiore apertura al cambiamento.

Come intervenire?

In questo breve articolo abbiamo consolidato quanto la gestione delle fratrie nelle strutture d’accoglienza sia una scelta molto complessa. 

La sfida per i servizi e le strutture è quella di adottare decisioni consapevoli, basate su valutazioni approfondite e accompagnate da interventi mirati che sappiano distinguere quando un legame possa essere una risorsa o possa trasformarsi in un ostacolo alla crescita. 

È quindi evidente che gli effetti non sono univoci e dipendono da diversi fattori che includono la qualità della relazione fraterna, la modalità della suddivisione e le strategie adottate per mantenere i contatti

Certo è che, qualora la separazione fosse inevitabile e funzionale al progetto educativo, è compito dei servizi sociali e delle autorità giudiziarie predisporre interventi che garantiscano alla fratria di mantenere la propria dimensione affettiva. Questo perché la suddivisione delle fratrie non va letta come una “rottura”, ma come una possibile strategia per offrire un contesto più adeguato a specifiche esigenze. 

La questione non va letta dunque nei termini riduzionistici di “unione o suddivisione della fratria”, ma nello sforzo reale di trovare una soluzione che offra a ciascun minore la miglior possibilità di crescita, di protezione e di sviluppo.

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